La pace è un bene prezioso e chiunque lavora per costruirla va guardato con ammirazione e stima.
La pace, però, non può essere disgiunta dalla giustizia e non deve diventare una sorta di grimaldello per distruggere il diritto internazionale.
Il rischio è che, dietro formali appello alla pace, si celino furbizie e strategie che hanno molto a che fare con manovre di carattere geopolitico.
Possono sembrare affermazioni teoriche, ma credo che il nobile afflato pacifista debba stare in guardia di fronte a possibili spregiudicate speculazioni di chi predica e chiede atteggiamenti pacifisti agli altri, mentre consolida, da parte sua, un aggressivo bellicismo.
Devo essere più esplicito, me ne rendo conto, e cito per questo diverse iniziative guidate dalla Russia di Vladimir Putin, che tenta di promuovere e sostenere appelli alla pace che partano dal disarmo degli altri, mentre in casa propria continua ad armarsi fino ai denti.
Ogni possibile trattativa di pace sembra oggi arenarsi di fronte al fatto che la Russia, che non dimentichiamo è l’aggressore nella guerra contro l’Ucraina, considera le terre conquistate come proprie e chiede che siano gli altri a deporre le armi o, nel caso dei paesi occidentali, a non fornire più aiuti militari all’Ucraina. Non c’è dubbio che potrebbe essere un modo per finire la guerra, ma come si può pensare che così si potrebbe davvero costruire una pace all’insegna della giustizia?
Ben vengano i passi diplomatici che hanno portato negli ultimi giorni il capo della CIA e il Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Santa Sede mons. Gallagher a Mosca, ma questo non significa che la tregua debba essere raggiunta alle sole condizioni della Russia.
Il rischio è che molti, anche in Italia, siano indotti a guardare a Putin con indulgenza e a pensare che, in fin dei conti, abbia il diritto, se non il dovere di difendersi di fronte a presunte aggressioni occidentali. Questo è proprio quello che intende farci credere il Cremlino, anche attraverso operazioni di comunicazione che sfruttano tutta la potenza dei social e della rete.
Non credo sia questo il modo migliore per andare oltre la guerra e anche chi si professa pacifista, magari con le migliori intenzioni, deve evitare di diventare, più o meno consapevolmente, strumento di operazioni che hanno davvero poco a che fare con la pace e la giustizia.
Fabio Pizzul





