Il brano di Vangelo proposto dalla liturgia in rito romano per questa domenica di metà agosto propone Gesù alle prese con la Cananea, che lo costringe, per così dire, a superare i confini tra “noi e loro”.
Ecco il testo dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)
In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Ripropongo qui alcune riflessioni offerte da Carlo Mascellani in una chat di “vecchi” responsabili dell’Azione Cattolica Ambrosiana. Mi paiono interessanti per stimolare un confronto sul sempre attuale tema del confine.
FP
Pensiero agostano…
Ceuta, Ucraina-Russia, Israele-Palestina, Cina-Taiwan, Sudan, Iran-Ormuz, Siria con stati vicini e molte altre: tutte situazioni in cui gli uomini e i popoli si combattono (spesso con modalità otto-novecentesche) per modificare anche di poco i confini statuali, definiti peraltro da convenzioni o situazioni belliche del passato.
I confini da baluardi di sicurezza, sono diventati strumenti di divisione culturale, economica, politica, militare…
Si può dire che i confini non sono sacri? Sono solo invenzioni umane che possono essere modificate.
Credo che la Politica dovrebbe darsi come obiettivo prioritario quello di depotenziare i confini accelerando i processi di cessione di sovranità statuali (Costituzione docet) ad organismi internazionali comuni sempre più grandi, organizzati, autorevoli e anche forti (militarmente se occorre).
Solo così, peraltro, l’umanità potrà essere in grado di almeno provare ad affrontare con razionalità e pragmatismo i grandi problemi che affliggono il mondo, tutti ahimè di portata sovranazionale: i temi ambientali, quelli economici (l’eccessiva finanziarizzazione, l’ingiusta distribuzione della ricchezza, gli squilibri commerciali…), i temi relativi alla riservatezza, alla corretta informazione ed all’AI, i pericoli di una guerra nucleare planetaria (e tanti altri).
C’è ancora qualcuno onesto che si illude che questi grandi problemi planetari si possano affrontare con anche buone leggi nazionali (e di una nazione peraltro piccola e poco significativa come l’Italia)?
Occorre alzare il livello almeno agli Stati Uniti d’Europa!
Ovviamente non contro le altre grandi potenze, ma come condizione base per rifondare l’ONU e il diritto internazionale.
Se c’è una critica da fare alla recente enciclica di Papa Leone, sta nel non aver messo in evidenza (pur citandola) la centralità di questa prospettiva, senza la quale tutto il resto dell’esortazione rischia di rimanere sul piano della bella predica.
Carlo Mascellani






