Nella fitta nebbia che grava sul mondo sembra d’intravvedere quale nuovo “ordine” mondiale abbiano in mente Trump, Putin, Xi Jinping, un mondo di potenze globali in equilibrio politico-stra tegico-militare, dove non ci sono né regole del gioco né arbitri, ma solo rapporti di forza.
La più grossa pietra d’inciampo è l’Unione europea (UE), la quale fronteggia una sfida estremamente impegnativa non solo per la forza delle pressioni esterne ma anche, se non soprattutto, per via delle debolezze interne.
Il quadro politico europeo si è costantemente deteriorato a partire dalla cattiva gestione della crisi finanziaria mondiale del 2007-08 e del successivo decennio. La volontà politica per procedere verso il rafforzamento dell’integrazione europea si è affievolita, mentre si è rafforzata la spinta verso l’Europa delle Nazioni, che ha trovato il proprio incubatore nel Consiglio europeo dove siedono, e decidono (all’unanimità), i capi di stato e di governo. I vertici politici ed economici spingono nella direzione della competizione per imitazione degli Stati Uniti e della Cina. Reclamano un alleggerimento degli standard della concorrenza, del governo delle imprese, della sicurezza sociale, alimentare, ambientale, digitale, personale. La Commissione europea, e la sua guida politica di fatto di centro-destra, assecondano docilmente.
La strategia della competizione per imitazione è erronea alla radice. In un mondo di hard powers porterebbe alla dissoluzione della UE. L’Europa delle Nazioni sarebbe una congerie di staterelli nell’orbita di qualche potenza. Il soft power è la genuina arma europea che gode di supremazia su scala globale. Si misura con la capacità di attrazione; con la partecipazione ai maggiori organismi di cooperazione internazionale; con la rete di propri accordi di cooperazione e libero scambio; con la capacità di far rispettare i nostri standard di sicurezza merceologica e ambientale (che vuol dire difesa della salute, dei gusti e delle eccellenze territoriali) e le nostre regole di tutela della concorrenza (che oggi ha molto a che fare con la libertà e la democrazia). La nostra supremazia mondiale in questi campi si va rafforzando nella misura in cui gli Stati Uniti se ne stanno ritirando.
Lasciare il campo proprio ora sarebbe una resa suicida.
Roberto Tamborini
Professore Senior Dip. Economia e Management Università Trento
[Articolo pubblicato su Il Sicomoro di giugno 2026]






