«La pace non è assenza di conflitto, ma la capacità di farlo evolvere verso una forma nuova di incontro e di convivenza con l’altro», diceva Papa Francesco.
È una frase che cambia prospettiva: la pace non accade semplicemente, ma è un’opera paziente da costruire. Da questa convinzione nasce l’idea dei Corpi Civili di Pace, immaginati da Alexander Langer e oggi rilanciati con forza dal ‘MEAN-Movimento Europeo di Azione Nonviolenta’, nato dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 per riaffermare il protagonismo non violento (riproposto al CESE di Bruxelles il 7 luglio u.s.).
L’intuizione è semplice quanto rivoluzionaria: la sicurezza non può essere affidata soltanto agli eserciti, ma deve coinvolgere anche la società civile. La pace diventa un affare di popolo. I Corpi Civili di Pace sono formati da operatori preparati alla nonviolenza, alla mediazione e alla prevenzione dei conflitti. Donne e uomini formati per ascoltare, accompagnare le comunità, proteggere i civili, favorire il dialogo e ricostruire relazioni spezzate. Intervengono prima che la violenza esploda, durante le crisi e soprattutto dopo, quando occorre ricucire ferite e restituire fiducia.
Il cardinale Pizzaballa ricorda che «la fine della guerra non segna necessariamente l’inizio della pace», perché quando cessano le armi si è solo al primo passo. La via della pace passa dalla riconciliazione, dall’ascolto e dalla capacità di accogliere anche il dolore dell’altro.
In questi anni l’Ucraina ha mostrato quanto la società civile possa diventare protagonista del bene comune. Questa esperienza dimostra che la sicurezza deve essere partecipata: cittadini, associazioni, enti locali e istituzioni possono essere co-creatori di pace, non semplici destinatari di decisioni prese altrove.
Oggi l’Europa ha davanti una scelta decisiva: guerre, crisi climatiche e migrazioni ci ricordano che nessun conflitto resta davvero lontano. Per questo il MEAN sta lavorando affinché i Corpi Civili di Pace entrino stabilmente nel progetto di sicurezza europeo. Promuovere la pace significa coltivare l’arte della convivenza, creare legami prima che prevalga l’odio e vincere l’indifferenza con la presenza.
Perché la pace non si improvvisa: si costruisce, insieme, ogni giorno.
Roberta Osculati
[articolo pubblicato su Il Sicomoro di luglio 2026]





